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Storia

 Storico ed artistico: castelli, borghi, chiese e musei

Questa è una terra antica, percorsa dai grandi itinerari medievali:
qui passa la via Francigena con le sue Chiese ed i Castelli.
Qui, tra le asperità dei monti, i Romani lottarono a lungo prima di vincere le popolazioni liguri–apuane
che avevano eretto i loro idoli di pietra a guardia delle strade e dei pascoli.

A memoria molti sono ancora i borghi che sul lastricato portano i segni del commercio e delle lotte,
castelli, fortezze e palazzi, oggi sedi di musei e occasioni culturali.

Negli immediati dintorni eventi come la Soffitta nella Strada e realtà quali il Paese dei Librai,
testimoniano il fervore di una Terra, tuttora di grande movimento culturale e artistico.

 

I borghi: Pontremoli e Fivizzano

L’ospitalità, in Lunigiana, è sacra: la sperimentò Dante accolto dai Malaspina, il grande casato che ha lasciato l’impronta dell’architettura feudale in una miriade di piccoli feudi che circondavano gli eleganti borghi di Pontremoli e Fivizzano.
“Chiave e porta della Tuscia (toscana, ndt)”, così nel medioevo fu definita Pontremoli, oggi prezioso scrigno di memorie artistiche e monumentali, con i suoi ponti medievali, le vie lastricate e le piazze che,
divise dalla torre di Cacciaguerra, sembrano conservare il ricordo delle due fazioni, la guelfa e la ghibellina.

La Cattedrale, costruita su disegno di Alessandro Capra (1636- 1687) come voto per una scampata pestilenza,
conserva affreschi di Francesco Natali (XVIII sec.) ed importanti tele del Bottani, del Subleyras, del Tempesti.
Preziosa l’immagine della Madonna del Popolo, vestita alla maniera della Madonna di Loreto, e che nasconde
una splendida scultura del XIV secolo con la Vergine assisa in trono e il bambino sulle ginocchia.

I palazzi della nobiltà pontremolese testimoniano le fortune mercantili, hanno facciate riccamente ornate di portali
e finestre, cortili con colonne e statue, imponenti scalinate, saloni e stanze affrescati in quella grande stagione
dei due secoli di pittura barocca pontremolese che vide all’opera maestri quali i Natali, il Contestabili, il Galeotti.

La chiesa di San Francesco si presenta con l’elegante portico settecentesco del Natali e conserva
un bassorilievo in marmo raffigurante la Vergine con Bambino, opera di Agostino di Duccio (XV sec).

Accanto al settecentesco Teatro della Rosa e alla fortezza di Castelnuovo, la chiesa di Nostra Donna, su disegno
di G.B. Natali, è un capolavoro di architettura e pittura del barocco pontremolese.

Nel sobborgo dell’Annunziata il complesso del quattrocentesco Convento degli Agostiniani sorprende per la ricchezza
delle opere d’arte, testimonianza della sua fortuna come meta di pellegrinaggio e come centro di fiere e mercati.

Filattiera fu capitale della Lunigiana bizantina, poi dei Malaspina dello spino fiorito,
ma fu anche importante tappa della strada romana che da Luni risaliva verso l’Emilia.

Il borgo di Filattiera conserva intatto il primo insediamento del XII secolo, con la Chiesa castrense di San Giorgio
e la torre d’avvistamento e, perfettamente leggibile, lo sviluppo del borgo nei secoli successivi,
con il castello malaspiniano, la chiesa, l’antico ospedale di San Giacomo.

Ma il monumento più celebre è la Pieve di Sorano, oggi completamente restaurata, splendido esempio di architettura romanica e scrigno che nasconde chiese più antiche e, probabilmente, un luogo di culto pre-cristiano.
Lo testimoniano le statue-stele rinvenute al suo interno e quella Lapide – oggi in San Giorgio – che ricorda
come nell’VIII secolo qui un famoso missionario spezzò gli idoli delle genti pagane e fondò chiese.

Nei dintorni di Filattiera meritano una visita i paesi della valle del Caprio, posti sulla strada per Parma, con le case torri,
i palazzi signorili della nobiltà pontremolese, l’imponenza della Rocca Sigillina, l’interessante raccolta museale
della civiltà contadina di Lusignana, il percorso che conduce all’area archeologica di Monte Castello,
la bellezza di Gigliana, Serravalle e dei prati di Logarghena.
 

La Via Francigena

Un reticolo di strade fece la fortuna e la ricchezza di Pontremoli: oltre alla Francigena, vi confluivano la via di Genova,
che passava per Zeri; la via del Borgallo che portava a Borgotaro e nel Piacentino; la via del Cirone
che conduceva a Parma passando per Langhirano.

Dal 1994 la Via Francigena è stata dichiarata "Itinerario Culturale del Consiglio d'Europa" assumendo,
alla pari del Cammino di Santiago, una dignità sovranazionale. Il progetto si basa, nelle sue linee essenziali,
sul diario di viaggio di Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, una preziosa testimonianza del tragitto compiuto
dal prelato da Roma a Calais (79 giorni di cammino effettivo, oltre 1600 chilometri percorsi).
La Via Francigena soprattutto costituì un eccezionale tramite di segni, emblemi, culture e linguaggi,
che ha permesso alle diverse culture europee di comunicare e di venire in contatto,
forgiando la base culturale, artistica, economica e politica dell'Europa Moderna.

 
Musei

Il Museo delle statue-stele, presso il Castello del Piagnaro di Pontremoli, raccoglie queste rappresentazioni umane,
maschili e femminili, scolpite in tutta la loro rotondità nella pietra in epoche risalenti al III millennio a.C.
Una raccolta molto interessante e ben ordinata di cui fanno parte anche incisioni
rupestri e testimonianze di mutamenti ed evoluzioni storiche.

In Lunigiana, nell’ultima guerra mondiale, le antiche strade ed i boschi videro gli orrori della guerra, eroiche imprese partigiane, l’ospitalità generosa delle popolazioni di campagna alla gente che fuggiva dalle città. L’interessante Museo Etnografico della Lunigiana di Villafranca (0187 493417) ha raccolto un buon numero di oggetti della vita quotidiana della civiltà contadina: attrezzi, strumenti, suppellettili domestiche, indumenti ed immagini d’epoca che propongono le attività di base della civiltà contadina. Un salto dentro le mura domestiche di quelle case in cui la cucina era il centro della vita: lì si tenevano la lavorazione delle castagne, quella della canapa e la tessitura. Ma ancora il ciclo della vite e del vino, l’allevamento, la preparazione dei formaggi: circa quattromila i pezzi raccolti nel Museo, che vanno anche a comporre la bottega del falegname ricreata con gli attrezzi del mestiere ma anche strumenti per il lavoro agricolo, ricostruita in alcune sale. Particolarmente interessante infine il luogo ove tutto è stato ordinato: un edificio in cui operano tuttora e frantoi.

Il Museo della stampa "Jacopo da Fivizzano" - Nasce in questa città perché qui operò e stampò nel 1471
Jacopo da Fivizzano; la città ospitò più avanti anche la prestigiosa Tipografia Bartoli. Fivizzano, dunque,
è la città della stampa e per onorare quel passato i fratelli Loris Jacopo ed Eugenio Bononi hanno trasformato
in museo quella che fu la splendida dimora dei Fantoni. Un museo di ogni forma di stampa,
anche di quella della macchina da scrivere che fu inventata, qui, da Agostino Fantoni, primo nel mondo.


I Castelli di Lunigiana

La Lunigiana possiede la più alta concentrazione di castelli dell’intero territorio nazionale: essi costituiscono
una testimonianza storica e architettonica di eccezionale valore ed un esempio di ingegneria militare e civile,
laddove alla necessità di un luogo sicuro, si doveva unire una vita in periodo di pace, comunque confortevole.

Centosessanta i manieri censiti nella Provincia: alcuni mirabilmente restaurati, altri ormai ruderi, ma tutti testimoni
della storia della Lunigiana, ove si avvicendarono gli Obertenghi, i Vescovi-Conti di Luni, i d’Este, i Pisani ghibellini,
i Malaspina. E poi ancora i Visconti, i Lucchesi, i Campofregoso di Genova, gli Sforza, i Medici,
per parecchi secoli i Malaspina e poi i Cybo. Una Terra questa, dove castelli e proprietà furono contesi dai maggiori condottieri e capitani, da Federico Barbarossa a Castruccio Castracani, a Giovanni dalle Bande Nere.

Tra i più attraenti senza dubbio il Castello di Fosdinovo, tuttora appartenente agli eredi dei Malaspina,
i marchesi Torrigiani. Mura poderose, imponenti bastioni, complicata rete di camminamenti e corridoi,
muoversi all’interno significa trasferirsi in un’epoca remota e piena di fascino.
La Rivoluzione francese ne cancellò gli affreschi, sostituiti però nell’800, dalle fantasie del fiorentino Gaetano Bianchi.

Il castello della Verrucola presso Fivizzano, appartiene allo scultore Pietro Cascella ed è il risultato
di sovrapposizioni stilistiche che vanno dal 1100 al 1300. Fulcro allora di sanguinose contese,
è aperto oggi a iniziative culturali di grande respiro, concerti di musica rinascimentale e convegni storici e letterari.

Nell’Alta Val di Magra (a Pontremoli) il Castello del Piagnaro sorto probabilmente in epoca longobarda
con funzione di controllo sulla via Francigena subì assedi, distruzioni, ricostruzioni.
Oggi è prestigiosa sede del Museo delle statue-stele.

A Villafranca (Malnido) e posto in prossimità del guado del Magra, il castello fu edificato dai Malaspina
a partire dal 1100. La cinta muraria è del medioevo, ulteriori fortificazioni sono visibili
dalla parte opposta del borgo attigua alla chiesa di San Giovanni.

La torre del Castello di Malgrate alta 25 metri, risale al 1100: a fianco è possibile vedere i resti del palazzo con mura dotate di una serie di feritoie a doppio sguancio per archi e balestre. Numerosi i passaggi di proprietà, dai Malaspina agli Ariberti al marchese Freganeschi, adesso, restaurato con fondi anche comunitari, è di proprietà pubblica.

Nella Valle del Taverone, il castello di Terrarossa, costruito nel XVI-XVII sec., ha un’impronta gentilizia
e allo stesso tempo militare, con i suoi solidi puntoni di difesa. Difficoltà economiche impedirono
al pur accorto marchese di completare l’opera; oggi esso si presenta perfettamente restaurato.

Costituisce invece il bel palazzo di eleganti forme cinquecentesche, che fronteggia la sede comunale,
il castello di Licciana Nardi risalente al 1400, con le belle sale oggi spesso adibite ad iniziative culturali.

Il Castello di Bastia, risalente al XIII sec. e ritenuto inespugnabile, subì nel corso del 1400 l’occupazione dei genovesi
in due fasi. Nel maniero visse la marchesa Anna, moglie di Giovanni Malaspina, la cui leggendaria bellezza
fu cantata da poeti come il Monti e il Frugoni. Molto ben conservato, è di proprietà di Lodovico Formentini.
Doppia cinta muraria per il castello di Caprigliola borgo che a chi l’osservi dal basso, dà certo la sensazione di una nave, specie quando il paese è illuminato in occasione della festività di Maria (secondo fine settimana di settembre).

La fortezza della Brunella di Aulla, è un possente baluardo rinascimentale acquistato
dalla famiglia inglese Waterfield che lo restaurò abitandolo fino al 1960 momento in cui, messo all’asta,
divenne di proprietà pubblica e sede del Museo di Storia naturale.

Il castello di Podenzana fu conteso dai Malaspina e dai vescovi di Luni. Acquistato nel 1954 da Giuseppe Morandi,
esso si presenta solenne nella sua facciata con l’ingresso principale sormontato da stemma nobiliare, 
possiede ampie sale, cappella decorata e sala d’arme.

Una leggenda volle che il nel borgo di Codiponte il malvagio marchese, dopo il diffuso jus primae noctis
facesse gettare dal proprio castello in un profondissimo pozzo le fanciulle violate.
Malvagio o con qualche cosa da nascondere?


La Soffitta nella Strada

A Sarzana, la Soffitta nella strada nasce nel 1965 per volontà degli Antiquari sarzanesi.
Oggi gli antiquari che provengono da ogni parte d'Italia e dall'estero, danno vita ad un mercato multiforme
e variegato nel quale è possibile trovare le cose più varie, dal mobile d'epoca agli oggetti di modernariato,
dalla bigiotteria anche di grande pregio alle prestigiose firme, dalle pellicce d'epoca all'antiquariato orientale,
da quadri a pizzi e tovaglie e ancora stampe e libri antichi, per finire con oggetti da collezionisti.
Per tutta la durata della "Soffitta" il centro storico cittadino, invaso dalle bancarelle di modernariato
e antiquariato, assume i contorni di un bazaar orientale, dove i suoni, i colori, le suggestioni si mescolano,
quasi d'incanto, sino a dominare la scena. E la città sembra accogliere con naturalità questa trasformazione
come ricordandosi il suo passato di importante centro di traffici commerciali.


Montereggio, il paese dei Librai


Arroccato sulla sommità di una collina, è protagonista di una delle storie più interessanti di tutta la Lunigiana.
Con la bella stagione gli uomini di Montereggio partivano dal piccolo paese con la gerla piena di libri e raggiungevano prima Pontremoli, poi la pianura, per andare a vendere la loro "merce" nelle città del Nord tornavano solo con l’inverno. Molti di loro non sapevano leggere ma erano in grado di capire l'importanza di ciò che trattavano:
offrivano almanacchi, lunari e spesso libri proibiti, fatti circolare clandestinamente di Stato in Stato.
Nel Cinquecento poi, Sebastiano da Pontremoli si trasferì a Milano e lì apprese l'arte della stampa.
Lo seguirono altri e col tempo, la fama dei librai si estese oltre la valle fino in Germania. Da ambulanti diventarono
ben presto bancarellai, molti aprirono vere e proprie librerie, altri diventarono editori: Maucci, avviò due librerie
a Buenos Aires e a Barcellona e, per primo, stampò in lingua spagnola le traduzioni dei classici
e, ad oggi, circa 150 dei loro discendenti posseggono importanti librerie, come i Ghelfi, i Bertoni,
i Fogola oppure i Tarantola a Milano, Brescia e Venezia e ancora i Lazzarelli a Novara.
A Montereggio nel 1952 diedero vita al "Premio Bancarella", destinato a diventare uno dei premi letterari
più ambiti in Italia e grazie allo stretto rapporto mantenuto con il paese d'origine, queste famiglie
hanno fatto di Montereggio uno dei borghi meglio conservati della Toscana
spesso ravvivato da eventi legati al mondo editoriale.

C’è un altro paese, nelle montagne mulazzesi, da dove sono partiti librai ambulanti: Parana.
Qui regna la poesia, anche sui muri delle case che recano versi e parole, dettate da Ferruccio Bardotti,
che parlano del vagabondare dei paesani per le strade del mondo. Assediato dalle montagne, basta inerpicarsi 
per un centinaio di metri per scoprire il mare ed andare incontro alla brezza salvifica per bambini ed ammalati
che qui venivano condotti. È il luogo dove le donne andavano anche incontro ai mariti
che periodicamente rientravano dalla Corsica o dalla Padana.

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